Il Sunshine Double, in una giornata sconquassata dalla pioggia, non è forse il nome più azzeccato. Ma a Jannik importa poco: quel che conta è aver messo in bacheca, per la prima volta in carriera, la doppietta Indian Wells-Miami nello stesso anno, unendosi all’esclusivo club formato da Courier, Chang, Sampras, Rios, Agassi, Federer (3 volte) e Djokovic (4). Sinner è il primo a riuscirci senza perdere nemmeno un set. La vittima sacrificale, nell’ultimo atto, è Jiri Lehecka, prodotto della scuola ceca che in Florida ha raggiunto la prima finale in un Masters 1000, salendo al best ranking di n.14 del mondo, e che di fronte all’amico-rivale ha ceduto nettamente, come nei tre precedenti: 6-4 6-4, in un’ora e 33 minuti di gioco e dopo un’interruzione di un’ora e 28 minuti tra un set e l’altro. La serie aperta dell’azzurro parla di 17 vittorie consecutive a livello di 1000, con un parziale di 34 set a zero, includendo anche il torneo conquistato lo scorso novembre a Parigi. Arriva così il settimo titolo 1000 in carriera, il 26° in totale. Ma la cosa più importante, al di là delle statistiche, è aver ritrovato negli Stati Uniti, in una trasferta lunga e caratterizzata da condizioni molto differenti tra la California e la Florida, la miglior versione dell’altoatesino, dopo l’appannamento di inizio stagione che era coinciso con la mancata difesa del titolo 2025 agli Australian Open. Non a caso, il divario dal numero 1 Alcaraz si è sensibilmente ridotto. Era di 3150 punti prima di Indian Wells, oggi si è ridotto a 1190 punti: 13590 per Carlos, 12400 per Jannik, che sulla terra punta a riprendersi lo scettro.
Un’ora e mezza di attesa rispetto al programma originario. E il tira e molla dettato dalla pioggia che, prima di abbandonare definitivamente l’Hard Rock Stadium, si è divertita a scendere a intermittenza, costringendo gli addetti al campo ad asciugarlo per poi tornare sui loro passi. Non è stato di certo il miglior avvicinamento alla finale per Sinner e Lehecka. Il ceco sa che l’unica strategia per provare a impensierire il numero 2 del mondo è rischiare con un tennis verticale. Ci prova, ma non è nel suo dna. Jannik è solido, da fondocampo impone un altro ritmo e già nel terzo game strappa il servizio all’avversario, che finora non l’aveva mai perso nel torneo. Anche in finale Jannik ricorre all’arma letale del servizio per emergere dai momenti più delicati, come sullo 0-40 del quarto gioco. Sul 5-3, Lehecka annulla due set point, ma deve arrendersi nel successivo turno di battuta dell’azzurro, tenuto a zero. Vinto il primo parziale con il 100% di punti con la prima di servizio, nel primo game del secondo set Sinner si porta sul 15-30 in risposta, ma è costretto a correre negli spogliatoi quando riprende a piovere. Lo stop dura quasi un’ora e mezza. A freddo Lehecka realizza tre punti di fila e tiene la battuta. Nei due turni successivi fatica parecchio, annullando tre palle break nel terzo game e due nel quinto, però è in crescita negli scambi da fondo. E in effetti il secondo set è più combattuto. Sul 4-3 per il ceco, Sinner deve rimontare 0-30 al servizio. La svolta si materializza sul 4-4. Un grave errore di dritto di Lehecka concede la sesta palla break del set all’azzurro, che stavolta non se la lascia sfuggire. E quando va a servire per il match, piazza due ace, una combinazione servizio–schiaffo di dritto e una volée. “Bez Kimi Italia”, è il messaggio che Jannik scrive sulla telecamera, dedicando il trionfo a Bezzecchi e Antonelli, vincitori nella MotoGp e nella Formula 1.